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Sustainability

Innovability: un manifesto per una finanza più sostenibile


Cresce l'attenzione a livello globale delle aziende a favore di uno sviluppo sostenibile che guardi anche agli interessi degli stakeholder. Il settore finanziario tra quelli più coinvolti in questo trend.

Il manifesto delle grandi aziende statunitensi per guardare al di là dei soli interessi degli azionisti può segnare uno spartiacque nel mondo del business, a cominciare da quello finanziario. Affinché non si limiti a un impegno scritto, ma si facciano seguire azioni concrete occorre però un impegno quotidiano nella direzione indicata dal documento.

 

Cosa cambia

Quando si trovano a prendere decisioni le aziende non devono avere come stella polare gli interessi dei soli azionisti, ma guardare anche alle ricadute per i vari stakeholders: lavoratori (per i quali vanno garantiti dignità e rispetto), clienti (garantendo “prezzi equi”), fornitori (da trattare come “buoni partner”) e comunità (garantendo l’ambiente) in cui operano.

È la sintesi della nuova “Dichiarazione di principi” della Business Roundtable, associazione che raggruppa 181 aziende di grandi dimensioni degli Stati Uniti con circa 10 milioni di dipendenti, a cominciare dalla banca d’affari J.P. Morgan e dal suo CEO Jamie Dimon che è a capo dell’organizzazione, per proseguire con Amazon, Blackstone, Boeing, Citigroup, General Motors e PepsiCo.

Una carta dei principi che prende atto dell’evoluzione in corso nella società, della maggiore sensibilità sui temi ambientali e del malessere per le crescenti disuguaglianze, per proporre un ripensamento radicale del modo di fare business.

Un impegno non facile da trasformare in azioni pratiche se si pensa che negli ultimi 15 anni le aziende quotate americane hanno destinato il 94% dei profitti agli azionisti (tra cedole e buyback). E nel solo secondo trimestre di quest’anno, segnala un report di Janus Henderson Group, i dividendi globali pagati agli azionisti di società quotate hanno raggiunto quota 513,8 miliardi di dollari, in aumento dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2018.

Ovviamente non sono mancate le voci critiche, come il New York Times, che in un ampio report sottolinea la mancanza nel manifesto di qualsiasi riferimento ai salari dei CEO, ma resta il passaggio storico di un impegno formale assunto dai big delle imprese americane.

“Il sogno americano è vivo, ma si sta erodendo”, ha dichiarato Dimon, a indicare che il modello attuale è rischioso non essendo capace di garantire la crescita sostenibile nel lungo periodo. Quindi, pur ribadendo la fiducia nel libero mercato, il manifesto contiene un impegno preciso: “ridefinire gli obiettivi delle corporation per promuovere un’economia al servizio di tutti gli americani”.

 

Un trend globale che coinvolge anche l’Italia e i big della finanza

Non pochi in Italia hanno ricordato con l'occasione la visione “anticipatrice” di Adriano Olivetti.

Queste dichiarazioni di principio si inseriscono in un trend globale che vede inoltre il settore della finanza sempre più attivo sul fronte della sostenibilità, non solo per assecondare la domanda degli investitori in questa direzione (incidono la crescente sensibilità dei risparmiatori e di investitori istituzionali, così come i vincoli statutari di fondi pensione e casse di previdenza), ma anche nella consapevolezza che inserire in portafoglio titoli di aziende sostenibili espone a minori rischi, riducendo quindi la volatilità delle performance. Secondo la Global Sustainable Investment Alliance, a fine 2018 gli investimenti sostenibili hanno raggiunto quota 30,7 miliardi di dollari a livello globale, ben il 36% in più rispetto alla rilevazione precedente, relativa al 2016.

In Italia tra le realtà più attive su questo fronte vi è Intesa Sanpaolo, che tra le altre cose aderisce al Global Compact delle Nazioni Unite, che incoraggia le aziende di tutto il mondo ad adottare politiche sostenibili e nel rispetto della responsabilità sociale d’impresa, e agli Equator Principles, volti a promuovere il dialogo fra imprese, organismi sovranazionali e società civile e a perseguire il rispetto dell'ambiente e dei diritti umani. Nei mesi scorsi il gruppo di Ca’ de Sass è stato confermato (per il terzo anno consecutivo) tra le 100 realtà quotate più sostenibili al mondo nella classifica stilata da Corporate Knights, rivista canadese specializzata in sostenibilità. “Nella nostra posizione di leader ci spronano a continuare a contribuire in modo sempre più significativo allo sviluppo sostenibile e alla transizione verso un’economia più attenta all’ambiente”, ha dichiarato nell’occasione il CEO Carlo Messina. Per poi ricordare come il Piano industriale al 2021 indichi chiaramente che “la performance economica non possa prescindere da un più ampio quadro di interventi verso la società e verso l’ambiente che deve necessariamente trasmettersi lungo tutta la catena di valore”.

In questa direzione si muove anche Credem, che tra le altre cose nelle scorse settimane ha pubblicato la “Dichiarazione consolidata non finanziaria”, un documento che evidenzia il legame tra la strategia, le performance finanziarie da un lato e il contesto ambientale e socio-economico in cui il gruppo opera, con l’obiettivo di misurare il valore creato per tutti gli stakeholder. Presentando il documento, il presidente Lucio Igino Zanon di Valgiurata ha ricordato che, accanto alla retribuzione degli azionisti, vi sono altre tre priorità per Credem: “Attenzione alle persone, attraverso la valorizzazione delle competenze e un ambiente organizzativo improntato alla protezione e alla promozione; prodotti e servizi sicuri, capaci di soddisfare le esigenze, esplicite o inespresse, dei clienti; un ruolo propulsivo all'interno della comunità, caratterizzato dal supporto economico al tessuto sociale per agevolare lo sviluppo e la promozione del territorio”.

Da segnalare anche l’iniziativa di UniCredit che si è dotata di un comitato Corporate Governance, Nomination and Sustainability, che tra le altre cose svolge funzioni di supervisione delle tematiche di sostenibilità. Social Impact Banking rappresenta l'impegno della banca nel costruire una società più equa e inclusiva. Il suo scopo è identificare, finanziare e promuovere persone e imprese che possono avere un impatto sociale positivo.

Tra le compagnie assicurative AXA è molto attiva anche in Italia sul tema della sostenibilità e protagonista di una forte accelerazione nel percorso per diventare un luogo ancora più bello dove lavorare e avere un impatto positivo sulla società, focalizzandosi specialmente sul tema della diversità e dell’empowerment al femminile. Tra le iniziative chiave il Flashmob #Iononballodasola, l’inaugurazione con WeWorld Onlus di “Punto Donna”, #EmpoweringWomen, e Angels 4 Women.

Capital Finance International (CFI) ha assegnato invece a Poste Vita il premio “Best Pension Fund Governance” per il 2019, sottolineando come la compagnia assicurativa del Gruppo Poste Italiane abbia meglio coniugato le istanze che ispirano i principi Environmental, Social and Governance (ESG) con la performance richiesta dagli investitori. Poste Vita ha aderito ai Principles for Responsible Investment (PRI) promossi dalle Nazioni Unite, confermando l’impegno del Gruppo Poste Italiane a perseguire un’attività di gestione socialmente responsabile.

Sulla stessa linea si è recentemente mossa anche Cattolica Assicurazioni.

Ma sono diverse le istituzioni finanziarie oggi attive in Italia, con varie iniziative, sul tema della sustainability: Cassa Centrale Banca sui fondi ESG, Banco BPM e la partnership con AVIS, BPER sulla diversity, BNL BNP Paribas sull’educazione finanziaria, ING con i finanziamenti per le energie rinnovabili, Deutsche Bank nell'emissioni di obbligazioni "green", Alleanza Assicurazioni su previdenza, famiglia e sport, BNP Paribas Cardif su salute, ecc. solo per citarne alcune.

 

Il cambio di passo necessario: verso l’innovability

L’ attenzione alla sostenibilità sta crescendo anche nel settore bancario, assicurativo e finanziario secondo quanto emerge dall’Osservatorio Innovazione nel “CSR e Sustainability” promosso da AIFIn e realizzato da MarketLab – Financial Marketing & Research, anche se non ha ancora raggiunto un’adeguata importanza a livello strategico.

“Per chi studia e segue il tema della CSR e Corporate Sustainability da anni, il manifesto della Business Roundtable è solo un tassello, ancorché importante per rappresentatività delle aziende firmatarie e per livello di management, di un percorso di maggiore consapevolezza del ruolo della sostenibilità nella definizione degli obiettivi e delle strategie aziendali” dichiara Sergio Spaccavento – CEO di MarketLab e Presidente di AIFIn. “L’ equilibrio tra la massimizzazione del valore per gli azionisti e l’ adeguato valore da generare rispetto alle aspettative di una pluralità di stakeholder è sempre difficile e complesso da raggiungere, mentre dovrebbe essere il vero obiettivo se non la vera e propria mission aziendale. Il documento innalza quindi le aspettative a cui devono però seguire azioni concrete. Il rischio che la sostenibilità possa essere percepita come una scelta opportunistica per operazioni di “brand washing” è sempre alto”

"Un aspetto interessante che in pochi hanno sottolineato" - conclude Spaccavento - " è il riferimento, più volte citato nel documento, all’innovazione. Abbinare il concetto di innovazione a quello di sostenibilità rappresenta una tendenza relativamente nuova ma che potrebbe avvicinare la sostenibilità al business, come già rilevato nel nostro Osservatorio dello scorso anno. Tuttavia questa “affinità” tra sostenibilità e innovazione non dovrebbe essere data assolutamente per scontata anche perché entrambi i concetti richiederebbero una concettualizzazione più chiara, definita e condivisa a livello aziendale”.

 

La Redazione di FinancialInnovation.it