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Asset Management e Fondi Passivi: Credit Suisse AM punta sull’Italia partendo dagli investitori istituzionali


In un contesto di maggiore incertezza a livello globale la differenza la farà chi ha le competenze per offrire soluzioni d’investimento in grado di generare rendimento attraverso nuovi trend di mercato con un’attenzione ai rischi e ai costi. Credit Suisse Asset Management si propone come principale promotore dell’adozione dei fondi passivi in Italia all’interno di una strategia core-satellite.

Il 2019 ha confermato la definitiva ascesa della gestione passiva.

Negli Stati Uniti, il mercato di riferimento in termini di crescita dei fondi passivi, i replicanti rappresentano ormai oltre il 40% delle attività detenute in fondi a lungo termine. La forte crescita  della gestione passiva è ormai una tendenza stabile anche in Europa: la quota di mercato  dei comparti indicizzati europei (fondi monetari esclusi) è salita al 18,9% a fine dicembre, rispetto al 16,7% di un anno prima (Fonte Morningstar).

Si tratta di un fenomeno ormai globale che potrebbe definitivamente cambiare le strategie di investimento non solo degli investitori istituzionali ma anche retail.

Questo perché in un contesto dove battere il mercato per la gestione attiva è piuttosto complicato cresce la consapevolezza che la ricerca della performance degli investimenti passa anche attraverso un’ottimizzazione dei costi di gestione (TER).

Questo spiega il successo e la crescita dei volumi avuta in questi anni dagli Exchange traded funds (ETF), prodotti indicizzati quotati col fine di replicare un benchmark, ma non solo.

Ci sono anche strumenti che in alcuni mercati possono essere ancora più efficienti degli ETF, quali i fondi passivi non quotati in Borsa.

I fondi passivi non sono certo una recente innovazione anzi sono stati i primi strumenti indicizzati ad essere stati introdotti nel mercato. Il primo fondo indicizzato fu lanciato da John Bogle di Vanguard nel 1975, mentre gli ETF dovettero attendere sino agli anni ‘90 per fare la loro prima comparsa.

L’utilizzo dei passivi non è però omogeneo nei diversi mercati. Elementi come la regolamentazione, i modelli distributivi, gli impatti fiscali e gli oneri di trading hanno influito e tuttora influiscono notevolmente sulla diffusione.

I fondi passivi rappresentano ancora la maggioranza degli asset totali in veicoli indicizzati. Su un totale di circa 14 tn USD investiti a livello globale nel passivo, i fondi indicizzati rappresentano quasi il 70% degli asset.

Essendo i fondi passivi destinati prevalentemente ad un pubblico istituzionale ed avendo delle soglie di investimento più alte possono, in alcuni casi, avere costi competitivi anche rispetto agli ETF.

Un’altra differenza dei fondi passivi rispetto agli ETF è che si comprano a NAV, quindi non si hanno problematiche di bid/ask. Dall’altro lato gli ETF hanno il vantaggio di offrire una più ampia copertura di mercato (es. settoriali, factor investing)  e di fare market timing intraday.

Per Emanuele Bellingeri – Head of Asset Management di Credit Suisse in Italia “non è solo l’attenzione ai costi a contribuire alla crescita del mercato degli strumenti passivi. Dato un orizzonte temporale medio-lungo, seguire un approccio core-satellite permette di risparmiare budget di rischio, essendo il tracking error degli strumenti passivi tipicamente trascurabile, e destinare “budget di costo” a favore di soluzioni attive ad alto “active share”, spesso contraddistinte da tracking error significativo che permette di avere accesso ad esempio a soluzioni tematiche o strumenti alternativi. Ne consegue che si tratta di un trend destinato a crescere. Vedremo l’aumento dell’utilizzo sia di ETF sia di mutual fund, ossia di fondi passivi che sono ancora poco conosciuti in Italia. E crescerà il loro utilizzo da parte di più tipologie di investitori. Mentre finora in Europa e in Italia il mercato era ed è dominato dagli investitori istituzionali, in futuro crescerà l’utilizzo del passivo anche da parte della componente retail, soprattutto anche di quella in consulenza vista la tendenza, anche spinta dalla Mifid e dal regolatore, ad abbassare il costo totale del portafoglio e quindi l’utilizzo di passivi, fondi ed ETF, permette di diminuire il total cost portfolio. Le esposizioni core, sia equity che fixed income, diventeranno le componenti principali nella costruzione di un portafoglio.”

Credit Suisse Asset Management ha deciso di portare i suoi fondi passivi anche in Italia nell’aspettativa che l’adozione di questo strumento possa crescere in modo significativo con il cambio dell’approccio agli investimenti.

L’approccio all’ investimento “Core/Satellite” ha come obiettivo la performance e la diversificazione.  Un numero sempre maggiore di investitori istituzionali (come ad esempio i Fondi Pensione) applicano una metodologia Core/Satellite al loro portafogli.  Core sta per “Buy and hold” (compra e tieni) e dovrebbe essere costruito da strumenti passivi, ampiamente diversificato e a basso costo.

Quando l’investitore ritiene che determinati gestori siano in grado di generare un ritorno extra, un fondo indicizzato viene sostituito con fondi attivi. L’abilità di un investitore di indentificare gestori di successo dovrebbe determinare il peso dell’attivo nel portafoglio (Peso relativo del Satellite – solitamente attorno al 20-50%). L’attrattività di tale approccio risiede nella combinazione di un portafoglio di rischio-controllato con prospettive di sovra-performance (Alpha – Satellite).

La parte Satellite può essere costruita quindi con strumenti di varia tipologia (gli stessi passivi ma anche i Fondi attivi di diversa tipologia quali ad es. azionari specializzati, tematici ecc.; Fondi Illiquidi quali Privare Equity, Real Estate, ecc.) che permettono non solo di diversificare ulteriormente l’investimento ma soprattutto di offrire rendimenti corretti più elevati per il rischio.

 

La redazione di Financialinnovation.it