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Banca d’Italia: focus sulle banche locali


Una significativa parte dell’intervento del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, all’ultimo convegno Assiom Forex si è focalizzata sullo stato del sistema bancario italiano ma soprattutto sulle prospettive per le banche locali dopo l’ultima crisi della Banca Popolare di Bari.

Migliorano le prospettive del sistema bancario ma restano alcune criticità, soprattutto per le banche locali. Questa potrebbe essere la sintesi dell’ultimo intervento del Governatore della Banca d’Italia.

“Nei primi nove mesi del 2019 la redditività è aumentata rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”, evidenzia Visco. “Al netto delle componenti straordinarie il ROE è salito in media dal 5,8 al 6,6 per cento, anche se è ancora inferiore al costo del capitale di rischio. Continua a rafforzarsi la base patrimoniale: a settembre il coefficiente relativo al capitale di migliore qualità (CET1 ratio) si è attestato in media al 13,6 per cento, contro il 13,3 della fine del 2018”.

Anche sul fronte del credito ci sono stati dei miglioramenti, ma l'esortazione è a continuare a lavorare in questa direzione: “nel settore bancario la qualità del credito continua a migliorare. Nonostante la debolezza dell’economia, il flusso di nuovi prestiti deteriorati si mantiene contenuto; a settembre dello scorso anno la loro consistenza era mediamente pari, al netto delle rettifiche di valore, al 3,7 per cento del complesso dei finanziamenti, dal 9,8 della fine del 2015”. Ma avverte Visco: “il modello tradizionale di attività bancaria ha ormai rendimenti contenuti, per ragioni non solo congiunturali”.

Grande attenzione è stata poi data alle banche locali. Sulle difficoltà del modello di business “ne risentono soprattutto le banche di piccola e media dimensione, che faticano a rafforzare i bilanci per via dell’incidenza dei costi e delle difficoltà di accesso al mercato dei capitali; sono necessarie consistenti economie di scala e di scopo per finanziare con profitto l’economia reale”.

“Il rapporto tra costi e ricavi delle piccole banche “tradizionali”, pari al 72 per cento, è in media più elevato sia di quello dei grandi gruppi significativi (66 per cento) sia di quello degli intermediari specializzati (64 per cento).” Anche sul fronte del credito “le azioni volte a ridurre il peso delle esposizioni deteriorate e a migliorarne la gestione devono proseguire, soprattutto da parte delle banche di minore dimensione che presentano incidenze più elevate e tassi di copertura più bassi rispetto a quelli dei maggiori gruppi”.

Circa le possibili soluzioni per le banche il Governatore evidenzia che “per tutti gli intermediari il processo di  ristrutturazione e di adattamento al nuovo contesto economico, regolamentare e di mercato, nonché agli sviluppi della tecnologia, deve proseguire con determinazione. Il rafforzamento dei bilanci e l’aumento dell’efficienza possono essere conseguiti con configurazioni diverse dell’industria in termini di dimensioni, assetti proprietari, modelli di  attività”. In particolare “ iniziative volte ad accrescere la scala operativa delle piccole banche attraverso operazioni di concentrazione o con una maggiore integrazione delle attività possono apportare benefici nella misura in cui riducono l’incidenza dei costi, ampliano e diversificano i ricavi, accrescono la capacità di competere sul mercato”.

Un particolare richiamo al mondo del credito cooperativo.
“La riforma del credito cooperativo è stata concepita con il fine di conseguire i guadagni di efficienza e le economie di scala necessari per affrontare le sfide connesse con la trasformazione del mercato bancario, preservando al contempo lo spirito mutualistico delle BCC. I due gruppi, che quest’anno saranno assoggettati al comprehensive assessment da parte della BCE, devono procedere con tempestività alla riduzione delle spese e alla razionalizzazione della rete distributiva, affrontando con decisione i casi di singole BCC in difficoltà. Le condizioni finanziarie dei gruppi cooperativi, il loro modello di attività, gli assetti organizzativi, la governance devono essere tali da assicurarne la sostenibilità nel lungo periodo. Il Meccanismo di vigilanza unico è consapevole del fatto che alle banche cooperative non si può richiedere di conseguire gli stessi obiettivi di redditività degli altri intermediari; ciononostante, quest’ultima deve essere sufficiente a mantenere adeguati livelli di capitale, indispensabili per continuare a finanziare con efficacia l’economia”.

Sul fronte dell’attività di vigilanza della Banca d’Italia viene spiegato che “nel contesto regolamentare e macroeconomico venutosi a creare nell’ultimo decennio individuare soluzioni per le situazioni di difficoltà delle piccole banche è divenuto più arduo. Da un lato, l’apporto di nuovo capitale, soprattutto in aree geografiche e mercati locali poco attrattivi, è ostacolato da margini di profitto strutturalmente più bassi di un tempo, dalla pesante eredità della crisi dell’economia reale, da meccanismi di governance autoreferenziali e poco trasparenti. Su questi ultimi la risposta degli intermediari è stata lenta e insufficiente; lo stesso percorso di riforma legislativa è risultato difficile e contrastato. Dall’altro lato, le regole oggi esistenti pongono giustamente dei limiti all’impiego di denaro pubblico nei salvataggi, pur con spazi di flessibilità, che l’Italia ha utilizzato non senza difficoltà, quando si ritiene che possano essere in gioco la fiducia complessiva del pubblico e la stabilità di componenti importanti del settore bancario. L’azione di vigilanza, anche sulle banche di piccola dimensione, è intensa. È condotta nell’ambito dei poteri assegnati all’autorità di controllo e nel pieno rispetto della natura di impresa dell’attività bancaria, oltre che delle disposizioni di legge, senza volontà dirigistiche né connivenze. Tiene conto, quanto più possibile, del contesto economico e di mercato in cui gli intermediari operano, nonché delle difficoltà sia nei processi di ristrutturazione e risanamento delle banche, sia nella gestione delle crisi”.

Conclude Visco ricordando le sfide per gli intermediari, in generale, del settore finanziario italiano: “l’eterogeneità in termini di modelli di attività, scale dimensionali e forme giuridiche può svolgere un ruolo utile per il funzionamento dell’industria, ma va resa compatibile con tali mutamenti e con la condizione di fondo di una gestione degli intermediari sana e prudente”.

La redazione di Financialinnovation.it