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Banche a startup

Banche, caccia aperta alle startup


L'introduzione della normativa PSD2 ha accelerato il processo di open banking e la collaborazione tra banche e Fintech.

Il 14 settembre è una data cerchiata in rosso per il settore bancario. Entro quella data gli istituti dell’Unione Europea dovranno pubblicare le proprie API (semplificando al massimo si tratta di software che consentono a due applicazioni di parlarsi l'una con l'altra), aprendosi a terze parti autorizzate. Lo prevede la direttiva comunitaria PSD2, che attraverso questo e gli altri passaggi precedenti, spinge la concorrenza nel mercato dei pagamenti.

 

Open banking

Non a caso si usa l’espressione “open banking” per identificare il cuore della direttiva, alla quale le banche si sono avvicinate con una crescente attenzione al mondo delle Fintech, spesso “giovani” aziende con poca esperienza alle spalle, ma con idee e soluzioni tecnologiche che promettono di rivoluzionare il settore finanziario, a lungo abituato a una lenta evoluzione.

Lo scenario si è modificato significativamente con l’avvento del digitale, che ha imposto un cambiamento radicale nel modo di fare business nel settore. Le banche hanno ormai capito che la partita non si gioca solo sull’"accumulo" di tecnologia, quanto piuttosto sull’efficienza operativa, sull’evoluzione qualitativa dei servizi (soprattutto a valore aggiunto), sulla customer experience e sulla capacità di retention della clientela. I servizi di pagamento avranno quindi ancora una rilevante centralità nel business model delle banche. 

 

La diffidenza lascia il posto alla collaborazione

Nelle prime fasi di sviluppo, le Fintech sono state viste generalmente con preoccupazione dalle banche, timorose di perdere quote di mercato, ma lo scenario sta cambiando. Secondo l’Osservatorio AIFIn/MarketLab “Innovazione finanziaria e Fintech” per i manager del settore bancario, assicurativo e finanziario il Fintech è il terzo trend in assoluto più rilevante nei prossimi tre anni, con un 65% degli intervistati che ne vede più gli impatti positivi che negativi. Tra i possibili ambiti di collaborazione i pagamenti sono indicati al primo posto. Tuttavia nonostante l'85% dell'Executive panel percepisca il Fintech più come un'opportunità che un rischio, solo una netta minoranza dichiara che sono in essere collaborazioni realmente operative nelle loro aziende. 

Non mancano, insomma, barriere e difficoltà. È necessario quindi favorire la collaborazione tra i due “mondi” che spesso non hanno la stessa velocità, linguaggio, cultura, risorse, ecc. come dichiarano gli analisti e consulenti di innovazione di MarketLab - Financial Marketing & Research.

L’anno in corso potrebbe essere quello della svolta nella collaborazione tra banche e Fintech: le startup possono mettere a disposizione le loro innovazioni tecnologiche trovando al contempo nei partner bancari i capitali, il contesto operativo e la base di clientela per svilupparle. 

 

Gli esempi italiani

L’integrazione tra Istituzioni Finanziarie e Fintech non è sempre facile, ma ci sono passi in avanti importanti. Come dimostra ad esempio l’attivismo di Intesa Sanpaolo. La prima banca del Paese ha in essere un programma di accelerazione internazionale per selezionare le migliori startup high-tech, prepararle al confronto con il mercato e aiutarle a entrare in contatto con potenziali investitori e partner industriali. Inoltre Ca’ de Sass ha messo in piedi un fondo di venture capital, Neva Finventures, che acquista quote di startup. L’ultima operazione ha riguardato BacktoWork24, attiva nell’equity crowdfunding.

Alle nuove aziende native digitali guarda anche UniCredit, che ha da poco aperto il nuovo bando dello Start Lab, il programma di accelerazione rivolto a startup e Pmi innovative costituite da non più di cinque anni. Le aziende selezionate possono ottenere premi in denaro ed accedere ad attività di mentoring e training manageriale. Tra i vincitori della passata edizione figurano ad esempio Hexagro Urban Farming, che ha sviluppato un sistema di agricoltura verticale in grado di trasformare ogni spazio indoor in orti edibili di design, e Smart Track, che ha sviluppato una piattaforma di IoT per la sicurezza dei lavoratori, basata su dispositivi indossabili in grado di verificare il corretto utilizzo degli apparati di protezione individuale di un operatore, di rilevarne la caduta accidentale a terra e di gestire, in automatico, i piani di evacuazione aziendale. Queste iniziative servono quindi alle banche non solo per innovare la propria offerta, ma anche per entrare in contatto con aziende ad alto potenziale di altri settori da sostenere nella loro crescita.

Molto attiva è anche BPER, che tra le altre cose collabora con due startup, Homepal (compravendita e locazione immobili) e Meniga (gestione finanze personali). Dall’alleanza con quest’ultima è nato ad esempio My Money, uno strumento innovativo che aiuta il cliente nella gestione delle finanze personali.

Diversi inoltre i programmi di accelerazione lanciati da istituzioni finanziarie come Poste Italiane, Banca MPS, BNL Gruppo BNP Paribas, ecc.

Non mancano anche esperienze di investimento e acquisizione di successo come ad esempio quella di ICCREA con Ventis.

In questo scenario e al fine di facilitare e sviluppare la collaborazione tra istituzioni finanziarie “tradizionali” (banche, compagnie assicurative e intermediari finanziari) e le Fintech/Insurtech è da segnalare il recente lancio da parte di MarketLab di “FinancialTechnology.it”, un acceleratore B2B di open innovation in cui saranno coinvolti gli aderenti  AIFIn, il principale think tank italiano sull’innovazione finanziaria. A settembre è prevista la partenza della prima “call for startups” multisponsor.

 

La Redazione di FinancialInnovation.it