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COVID-19 e New Normal: il futuro del business vita


Marco Giunta, Chief Risk Officer, Zurich Insurance Group Italia

Il COVID-19 ha rappresentato una sfida significativa per il settore assicurativo che tuttavia, in questi ultimi mesi, nel panorama sia italiano che internazionale, ha mostrato complessivamente una forte resilienza, pur senza beneficiare in genere dei sostegni pubblici che molte altre industrie hanno ricevuto. Vi è stata anzi una particolare attenzione da parte dell’autorità nell’assicurarsi che la solidità patrimoniale delle imprese assicurative fosse preservata nel continuo anche in questa fase.

A distanza di alcuni mesi dalla conclusione della fase acuta della crisi sanitaria, appare sempre più evidente come il COVID-19 porterà con sé però anche cambiamenti profondi e duraturi nel tessuto economico e nelle dinamiche competitive del business assicurativo che non potranno essere ignorati in una gestione strategica dei rischi del “New Normal”.

Un primo elemento di discontinuità rispetto al passato riguarda le fondamenta stesse del business vita tradizionale in Italia. Da sempre il business legato alle gestioni separate rappresenta la componente preponderante di volumi, riserve e capitale di rischio delle assicurazioni vita. Al contrario di modelli di business simili andati in crisi all’estero già negli anni scorsi a causa del perdurante contesto di tassi ultra-bassi, in Italia le gestioni separate si sono finora sostenute per lo più grazie allo spread dei titoli governativi italiani.

Questo spread, pur creando volatilità nelle valutazioni a mercato, ha consentito alle assicurazioni italiane di fare ampio ricorso ai titoli governativi italiani per rallentare la discesa dei rendimenti delle gestioni separate senza l’apporto di capitale in ottica Solvency II.

Lo shock economico innescato dalla crisi sanitaria potrebbe accelerare in modo irreversibile il trend di graduale insostenibilità finanziaria di questo business. L’ampio ricorso al deficit pubblico resosi necessario anche in Italia per sostenere la ripresa si è innestato, nel nostro paese, in un contesto di debito pubblico e pressione fiscale già entrambi molto elevati.

Nello scenario più favorevole, l’uscita dalla spirale di alto debito e recessione potrà avvenire solo in un contesto di tassi mantenuti a livelli ultra-bassi, anche per l’Italia, in modo stabile e durevole per molti anni. Diversi meccanismi sono in discussione o in parte già adottati dalle autorità comunitarie per preservare, nei fatti, un accesso dell’Italia ai mercati a condizioni vantaggiose e sostenibili.

Se questo accadrà, i rendimenti dei titoli governativi italiani potrebbero non essere più sufficienti a sostenere nel prossimo futuro la redditività delle gestioni separate. La scelta per le assicurazioni potrebbe essere tra una ulteriore diversificazione in asset class alternative che richiederebbero significativo apporto di capitale, a differenza dei titoli governativi, e l’abbandono del business vita tradizionale.

Una gestione strategica dei rischi sarà chiamata non solo a continuare a misurare nel tempo la sostenibilità residua del business in termini di rendimenti, capitale e garanzie, ma ad avere un ruolo attivo nel supportare la transizione verso nuovi schemi di business. Questo implicherà sia interrogarsi se le assicurazioni rappresentino ancora il best owner per i portafogli vita tradizionali in run-off rispetto a player di mercato specializzati, sia salvaguardare il principio di mutualità intrinsecamente alla base del settore nei modelli di business che verranno. La mera sostituzione di gestioni separate con unit linked potrebbe non bastare ad evitare l’assimilazione delle assicurazioni al settore dell’asset management, senza tuttavia averne struttura di costi, scala e target di clientela1.



[1] Abstract dell’articolo “Innovazione di obiettivi e tecniche nella gestione dei rischi assicurativi nel contesto post-COVID-19” pubblicato sul n.3/2020 della rivista AIFIn “Marketing e Finanza”.