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Assicurazioni auto e innovazioni: luci e ombre sulla diffusione della “black box”. Le potenzialità legate all’insurtech e alla connected insurance.


L’ultima indagine effettuata dall’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS) rileva che i prezzi nel mercato assicurativo RC Auto continuano a scendere. È interessante analizzare quali siano i principali fattori che guidano questo fenomeno ma soprattutto l'influenza che la “black box” ha sull’andamento dei prezzi delle polizze auto. Le prospettive di diffusione di questa innovazione sono anche legate alle potenzialità dell’insurtech e della connected insurance.

Secondo l’ultima indagine dell’IVASS il prezzo medio effettivamente pagato per la garanzia RC auto associato ai contratti stipulati nel secondo trimestre del 2020 risulta pari a 383 euro. Il prezzo medio si è ridotto del -5,4 % su base annua. La riduzione tuttavia rispetto al secondo trimestre del 2014 è significativa ed è pari a circa 106 euro.  

Per l’IVASS questa riduzione è associata a vari fattori quali la flessione del numero di contratti stipulati per coprire nuovi veicoli o nuovi assicurati (cosiddetti “nuovi rischi”), che sono diminuiti del -35,8 % su base annua. Tali dinamiche sono legate alle restrizioni della circolazione per contrastare la diffusione del virus Covid-19.

Non manca anche l’effetto dovuto alla guerra di prezzi tra le compagnie assicurative. La percentuale di sconto media è aumentata dal 17% al 35 % nel periodo 2014-2020.

Infine la riduzione dei prezzi è riconducibile anche al maggior utilizzo della scatola nera che tuttavia ha avuto su base semestrale, una crescita della diffusione marginale pari solo al +0,5%.

Nonostante ciò, secondo l’ultima indagine IVASS, il 22,0% delle polizze stipulate prevede già una clausola con effetti di riduzione del premio legata alla presenza della scatola nera. Nel 2014 la quota di mercato delle polizze rc auto con black box era meno del 14% .

Il tasso di penetrazione della scatola nera è piuttosto eterogeneo tra le province italiane e varia da poco più di zero fino ad oltre il 60 %. Persiste una marcata correlazione positiva tra il tasso di penetrazione e il premio medio tra le province. La differenza tra Napoli e Milano in termini di penetrazione della scatola nera è aumentata progressivamente dal 2015, ed è pari a 40 punti percentuali nel 2020.

Ricordiamo che la scatola nera - o “black box” – è il dispositivo elettronico con localizzatore GPS che, installato sul veicolo, permette il monitoraggio delle informazioni relative al mezzo di trasporto e lo stile di guida del suo conducente. Lo strumento di rilevazione viene fornito dalla compagnia assicurativa con cui si sottoscrive la polizza RC Auto e prevede normalmente l’installazione, spesso gratuita, presso una officina convenzionata.

La “black box” permette di registrare vari dati quali: la posizione e gli spostamenti del veicolo e quindi i percorsi effettuati, i relativi tempi, i chilometri percorsi in un determinato periodo; le accelerazioni e le decelerazioni; le abitudini di frenata; l’attivazione e il funzionamento dei sistemi di sicurezza di cui è dotata la vettura; gli eventuali impatti dell’auto contro altri veicoli o cose, registrando luogo, velocità e intensità del sinistro.

Elaborando i dati forniti da tale dispositivo le compagnie di assicurazioni possono ricostruire l’esatta dinamica di un incidente rilevando quindi, o escludendo, le responsabilità del conducente del mezzo. Inoltre, la “black box” è utile anche in caso di furto, data la possibilità di localizzare l’auto.

Entrambi gli utilizzi consentono un’efficace soluzione contro le frodi assicurative.

Ma i vantaggi non mancano anche per gli assicurati, non solo in termini di riduzione del costo della polizza ma anche di sicurezza, assistenza stradale e soccorso.

Secondo un’indagine dell’ANIA (Associazione Nazionale delle Imprese Assicurative) relativa al quadriennio 2012-2015, l’utilizzo della “black box” ha già comportato una diminuzione degli incidenti, dal momento che i guidatori hanno sviluppato una condotta più responsabile essendo maggiormente monitorati dalle compagnie assicurative. La ricerca ha rilevato una riduzione della sinistrosità per i veicoli dotati di scatola nera quasi doppia rispetto a quella delle auto sprovviste di tale sistema.

Di recente la scatola nera è stata utilizzata anche da alcune Regioni italiane per contrastare l’inquinamento da smog, permettendo di far circolare i veicoli più inquinanti solamente per un numero stabilito e limitato di chilometri l'anno.

Inoltre, l’adozione della scatola nera e le possibili integrazioni con altre tecnologie (AI, Blockchain, IoT, ecc.) favorirebbe lo sviluppo dell’Insurtech e in particolare l’automazione, l’efficienza e la tempestività dei processi di gestione dei sinistri (es. la liquidazione) e dell’assistenza, a vantaggio sia delle compagnie di assicurazioni che del cliente. Non mancano inoltre le potenzialità di sviluppo per nuovi servizi a valore aggiunto legate alla “connected insurance” (es. voice assistance  e alerting di varia tipologia legate ai percorsi o ad eventi, ecc.)  e alla diffusione delle vetture a guida autonoma a cui anche le Big Tech stanno guardano per entrare nel mercato assicurativo.

Visti i tanti vantaggi, le istituzioni e le compagnie assicurative dovrebbero quindi incentivare l’adozione da parte degli automobilisti di questa importante innovazione, di cui l’Italia è già tra i leader mondiali. Dall’altra parte un possibile intervento normativo a livello europeo potrebbe in futuro rendere obbligatoria la scatola nera per le auto private.

Evidenziamo che una delle principali barriere alla diffusione della scatola nera tra gli automobilisti è legata all’utilizzo dei dati e a ragioni di privacy. Una maggior chiarezza nel far comprendere ai potenziali utenti le finalità, il corretto e trasparente utilizzo degli stessi dati da parte delle compagnie assicurative, associato alle nuove strategie di prezzo (Pay-As-You-Drive) e all’offerta di nuovi servizi a valore aggiunto faciliterebbe una più ampia adozione della scatola nera. In questo modo gli automobilisti non percepirebbero più la raccolta dei dati come una minaccia, ma come un’opportunità per personalizzare il servizio assicurativo e l’esperienza di guida.

La Redazione di FinancialInnovation.it