La finanza come motore di innovazione e competitività
Intervista a:
Stefano Chiarlone, Head of Finance Italy (CFO Italy) - Head of Group Balance Sheet Management - UniCredit
Quali sono stati i principali risultati conseguiti dalla Banca nel 2025, sia in termini economico-finanziari, sia sotto il profilo non finanziario, e in che modo questi hanno contribuito alla creazione di valore per gli stakeholder?
Nel 2025 UniCredit ha registrato il miglior risultato della propria storia, con un utile netto contabile di €10,9 miliardi, in crescita del 12,3%, e un RoTE del 19,2%. La Banca ha confermato la solidità del modello di business, conseguendo il ventesimo trimestre consecutivo di crescita redditizia e mantenendo elevata l’efficienza operativa e del capitale. I ricavi netti hanno raggiunto €23,9 miliardi, sostenuti dalla resilienza del margine di interesse, dalla crescita nei segmenti più redditizi e da una gestione disciplinata di prestiti e depositi. Gli investimenti in integrazione, tecnologia e intelligenza artificiale hanno inoltre posto le basi per una maggiore efficienza e redditività futura. Sul piano non finanziario, UniCredit ha superato l’obiettivo di finanziamenti ESG, pari al 19% del totale, e ha raggiunto i target relativi a obbligazioni sostenibili e masse ESG. Il Gruppo ha inoltre progredito nel percorso Net Zero e sostenuto la transizione ambientale dei clienti attraverso partnership e iniziative dedicate. In ambito sociale ha erogato circa €71 milioni di contributi, finanziato programmi educativi e borse di studio e realizzato 60.000 ore di formazione. Questi risultati hanno creato valore per azionisti, clienti, dipendenti e comunità, combinando redditività, solidità patrimoniale, sostegno all’economia reale, inclusione sociale e transizione sostenibile.
Può illustrarci le iniziative e i progetti più innovativi sviluppati nel corso del 2025, evidenziando gli ambiti aziendali maggiormente coinvolti e gli impatti generati?
Nel 2025 UniCredit ha continuato a conseguire solidi risultati economico-finanziari e ad accelerare il proprio percorso di trasformazione digitale, investendo in innovazione, data analytics avanzate e intelligenza articificiale e creando connessioni tra Finance, business e relazione con la clientela. In questo percorso si inserisce “Pricing Propensity”, progetto vincitore del 1° premio AIFIn nella categoria Finanza e tra le applicazioni più concrete della Predictive AI ai processi decisionali bancari. Il progetto nasce con l’obiettivo di convertire la ricchezza dei dati disponibili su clienti e transazioni in insight utili a guidare decisioni di pricing, investimento e marketing. Grazie all’utilizzo di algoritmi di machine learning, vengono analizzate migliaia di variabili comportamentali e finanziarie per individuare i driver delle scelte della clientela e prevedere la propensione alla sottoscrizione di diversi prodotti: bond, fondi, bancassurance e finanziamenti. Uno degli elementi più innovativi del progetto è la capacità di stimare non solo la probabilità di investimento, ma anche la liquidità disponibile nei tre mesi successivi, distinguendo tra componente transazionale, prudenziale e investibile. Riusciamo quindi a sviluppare proposte alla clientela che sono più vicine ai loro bisogni prospettici, e ottimizzare nel contempo strategie commerciali e gestione del bilancio, definendo offerte e prezzi coerenti con i bisogni prospettici della clientela e con gli obiettivi della banca. Nel 2025 abbiamo lanciato diversi modelli specifici per prodotto. Il bond propensity model stima la probabilità di sottoscrizione di titoli obbligazionari, inclusi titoli di Stato, sulla base di comportamenti passati, portafoglio e caratteristiche finanziarie. L’AUM propensity model misura la propensione a sottoscrivere fondi e soluzioni di bancassurance, differenziando per prodotto. Modelli dedicati ai finanziamenti stimano la probabilità di richiesta e l’ammontare potenziale per la clientela small business. Il progetto ha coinvolto in modo integrato le funzioni CFO, business commerciale e funzioni data & analytics, creando un approccio end-to-end in cui gestione della liquidità e pricing si integrano con targeting e personalizzazione delle offerte. Gli impatti sono rilevanti e misurabili: le campagne basate sui modelli di pricing propensity hanno registrato risultati significativamente superiori rispetto agli approcci tradizionali, soprattutto nei segmenti mass market e small business. Oltre ai benefici economici, l’iniziativa ha contribuito alla creazione di valore sia in termini di esperienza cliente che di produttività interna: i relationship manager dispongono di strumenti evoluti per comprendere meglio i bisogni della clientela, proporre soluzioni mirate e aumentare efficacia delle interazioni e opportunità di cross-selling. In prospettiva, “Pricing Propensity” rappresenta una piattaforma abilitante per ulteriori evoluzioni, tra cui l’integrazione con agenti di AI generativa a supporto della rete commerciale e l’estensione del modello ad altri Paesi del Gruppo. Un’iniziativa di successo e un pilastro della trasformazione data-driven della banca, in grado di generare valore sostenibile nel tempo.
Guardando al 2026 e in relazione all’evoluzione del contesto e del mercato, quali sono le principali sfide che prevedete di affrontare, le priorità strategiche e le prossime iniziative di innovazione/trasformazione che intendete sviluppare?
Il cambiamento di scenario non è un’ipotesi, è una certezza. La vera sfida è dimostrare la stessa velocità nel trasformare il nostro modo di agire. Per questo abbiamo impostato UniCredit Unlimited come un piano per definizione flessibile, capace di evolvere insieme al contesto e orientato a una crescita profittevole superiore al mercato, con una reale centralità del cliente e un modello operativo più veloce ed efficiente. In Finance, questo significa accelerare la trasformazione tecnologica, l’integrazione di AI e l’evoluzione verso un motore decisionale data-driven. Significa anche rivedere il ruolo della finanza nel supportare la crescita con un contributo integrato alla gestione del capitale e alla capacità di erogazione. Negli ultimi anni, lo strumento di Significant Risk Transfer (SRT) è stato utilizzato prevalentemente come leva di ottimizzazione del capitale. Oggi stiamo compiendo un passo ulteriore, portandolo al centro del modello operativo del credito e integrandolo nei processi di concessione e pricing. Questo cambia profondamente la logica con cui utilizziamo il capitale: non più solo una risorsa da allocare in modo efficiente ma un fattore da gestire dinamicamente per sostenere la crescita. In concreto, l’utilizzo delle SRT consente di ridurre il capitale assorbito dai portafogli di credito, abbassare il costo interno del lending e migliorare la competitività commerciale, anche in termini di pricing. Ma soprattutto permette di liberare capitale in tempi rapidi e reimpiegarlo immediatamente in nuova capacità di erogazione. Si crea così un meccanismo virtuoso: il capitale viene continuamente liberato e reinserito nel ciclo di origine del credito, aumentando la nostra capacità di sostenere famiglie, imprese e PMI, in modo più rapido e scalabile. È un cambio di paradigma rilevante: dalla finanza come funzione di supporto e ottimizzazione, alla finanza come leva diretta di competitività commerciale e crescita. Questo approccio rafforza anche la resilienza del bilancio, perché consente una gestione più flessibile del capitale e una maggiore capacità di adattamento a scenari incerti. In sintesi, la trasformazione oggi non riguarda solo tecnologia e modelli operativi, ma anche il modo in cui utilizziamo il capitale. L’obiettivo è chiaro: passare da una logica di efficienza a una logica di velocità del capitale, dove la finanza diventa un acceleratore concreto della crescita e un elemento distintivo del nostro posizionamento competitivo.
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