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Wellbanking: il modo di fare banca di Credem ha un nuovo nome


Maurizio Giglioli, Responsabile Direzione Marketing Strategico e Pianificazione di Credem

Covid-19. Qual è la vostra visione sullo scenario economico e di mercato?

La portata della crisi e dell’incertezza derivata dal COVID-19 è ben rappresentata dalle proiezioni di ottobre del Fondo monetario internazionale (FMI) che prevede la contrazione del PIL statunitense del -4,3 per cento nel 2020, il peggior risultato in molti decenni; analoga contrazione è prevista per l’economia mondiale.

In tempi normali le organizzazioni di impresa affrontano le incertezze e cercano di ridurle affidandosi a strutture e processi noti e codificati. La pandemia COVID-19 e la conseguente recessione economica hanno colpito la maggior parte delle grandi organizzazioni ponendole in lotta per la propria esistenza su terreni meno noti come quello della salute e delle politiche pubbliche, in un contesto di nuovi modelli per la relazione a distanza con la clientela e di scarsità di tempo per reagire al cambiamento.

In questo scenario credo che la partita si giochi sulla velocità di adattamento delle organizzazioni.

Le imprese che meglio sapranno affrontare il contesto saranno quelle in grado di ripensare i propri cicli di pianificazione rendendoli reattivi e flessibili, impostare la progettualità in chiave agile, pensare alle proprie strutture come organismi liquidi,  lontani dalla rigidità delle gerarchie ed in grado di meglio adattarsi al mutare delle condizioni in virtù di una leadership diffusa fra le proprie persone.

Credo che saranno vincenti le organizzazioni capaci di ripensare la gestione delle informazioni; dalla modalità in cui si condividono internamente le decisioni, sino al modo in cui i manager interagiscono tra loro ed alla modalità in cui vengono gestite le riunioni.

Questo è il percorso che Credem sta cercando di compiere, favorito da una dimensione che rende particolarmente reattiva la conduzione aziendale e da un personale di qualità, allenato al cambiamento e capace di riesaminare i propri meccanismi di pensiero collettivo.

Crediamo anche che questa pandemia stia generando una componente di “non ritorno” nei comportamenti dei consumatori ed in quello delle imprese, pertanto agiamo sull’emergenza cercando sempre di comprendere quali delle nostre scelte di oggi possono avere il respiro per rappresentare il “new normal” del nostro futuro.

 

Recentemente avete affermato la promessa di Wellbanking, può spiegarci di cosa si tratta?

Siamo consapevoli di essere una realtà bancaria animata da principi forti e riconoscibili da parte dei nostri clienti e dei competitors, sentivamo però l’esigenza di una parola che potesse al contempo spiegare questi principi al mercato e guidarci a tenere dritta verso il futuro la barra dei nostri comportamenti.

Abbiamo così creato e registrato questa parola nuova che somma in sé diverse assonanze.

Da un lato quello che i nostri clienti  si aspettano da noi,  cioè che continuiamo a far bene il nostro mestiere di banca, gestendo in modo responsabile i loro  risparmi, proponendo prodotti e servizi innovativi e adatti alle esigenze, finanziando i loro progetti di vita e quelli dell’impresa in cui operano; in sintesi occupandoci del loro benessere finanziario.

Dall’altro ricercando una relazione ancor più personale verso la clientela: una banca in grado non solo di accoglierli ogni giorno con professionalità e cordialità, ma di rendere semplice la relazione e facile l’utilizzo dei servizi, anche di quelli più complessi. Un partner in grado di proteggerli dai rischi della vita, di accompagnare il loro percorso professionale, di consigliarli per il presente con lo sguardo sempre rivolto al futuro. Una banca attenta al loro benessere di vita, il wellness.

 

A “Wellbanking” affiancate la parola “people”, a chi vi riferite ?

Parliamo al contempo dei clienti che scelgono la nostra banca e delle persone che lavorano in Credem.

Il Wellbanking riguarda infatti anche il nostro stile di vita aziendale, le nostre persone sono importanti, perché stare bene significa lavorare bene. 

Ogni giorno cerchiamo di costruire un ambiente professionale, sano, meritocratico e flessibile.

Da anni lo smart working è una prerogativa della nostra banca, introdotto come strumento di welfare durante il COVID-19 ha consentito di mantenere una piena operatività a tutela della salute e della sicurezza di dipendenti e clienti. L’85% del personale Credem ha potuto lavorare da casa, mantenendo attivi i servizi della banca pur restando vicino ai propri cari.

Wellbanking per noi significa ancora di più: formazione professionale (oltre 60 ore di formazione annua per dipendente); servizi di welfare legati alla salute e alla prevenzione; progetti interni volti alla valorizzazione delle differenze e delle capacità individuali; costruzione di percorsi di crescita professionale.

Recentemente abbiamo ricevuto riconoscimenti (award) da parte di istituzioni indipendenti quale miglior banca italiana in cui lavorare; il riconoscimento ha suggellato i tanti investimenti compiuti per rendere Credem un posto speciale.

 

Come si lega il concetto di Wellbanking al tema della sostenibilità e alle aspettative degli stakeholders? Quali sono gli obiettivi?

Il Wellbanking rappresenta una promessa più ampia che vuole indirizzare il rapporto di Credem coi propri clienti, con le proprie persone ma anche con la collettività e gli stakeholders.

È per noi un impegno ad integrare il più possibile la sostenibilità nel nostro modello di business, vogliamo generare valore per il nostro oggi, ma anche per il domani dei nostri figli.

La sostenibilità economica, sociale, ambientale è una sfida per il nostro Gruppo che vogliamo però misurare sui  comportamenti, prima che nelle dichiarazioni, cercando di compiere ogni giorno un piccolo passo avanti nel rendere più sostenibili singoli aspetti della nostra operatività; la strada da fare è tanta, ma abbiamo iniziato a percorrerla.

 

La creazione di valore ha sempre guidato il Gruppo Credem, che considera l’innovazione come un’importante leva strategica per raggiungere questo obiettivo. Wellbanking è dunque anche innovazione?

Credem ha una storia importante di innovazione che forse negli ultimi anni è stata un po’ meno visibile esternamente perché siamo stati molto impegnati nel riprogettare i nostri sistemi di base, rendendoli aperti alle soluzioni di terzi (open banking).

Quanto fatto ci consente di affrontare oggi una progettualità digitale molto innovativa che nei prossimi mesi vedrà importanti rilasci in ambito consumer, ma anche nei servizi alla supply chain delle imprese e nel wealth management.

Wellbanking è quindi certamente anche innovazione, ma con nuove componenti di ascolto e co-progettazione con la clientela.