La Persona al Centro: driver di trasformazione nel settore finanziario - FinancialInnovation.it
Indelicato Intervista

La Persona al Centro: driver di trasformazione nel settore finanziario


Intervista a:

Antonella Indelicato, HR Director - Gruppo Credem

Ha recentemente scritto un articolo per la rivista AIFIn. Perché oggi Human Centricity rappresenta un tema strategico per un’organizzazione bancaria come la vostra?
Perchè la fiducia è al centro della nostra cultura di impresa. La nostra identità di banca si fonda su relazioni profonde, credibili e durature. In questo senso, la Human Centricity non è un obiettivo comunicativo, ma una condizione strutturale per abilitare fiducia, attrarre e trattenere talenti, generare valore sostenibile nel tempo. Le persone non sono solo una “risorsa” da gestire, ma sono il cuore pulsante dell’organizzazione, l’elemento che può fare davvero la differenza. Oggi, in un contesto in cui l’incertezza e la complessità sono costanti, il nostro dovere come impresa è creare le condizioni affinché le persone possano contribuire con autenticità, motivazione e responsabilità. È un approccio culturale prima ancora che manageriale: occorre una coerenza profonda tra i valori dichiarati e quelli agiti, tra ciò che raccontiamo e ciò che si vive ogni giorno in azienda. Solo così la fiducia si consolida e si rigenera. In quest’ottica, la Human Centricity è la lente con cui ripensare ruoli, relazioni e pratiche organizzative, non un’iniziativa HR tra le altre.


Nell’articolo parlate di leadership diffusa e nuove modalità organizzative. Cosa significa concretamente per Credem?
Significa che abbiamo scelto di superare il modello tradizionale, gerarchico e centrato sul controllo, per abbracciare un paradigma fondato su responsabilità distribuita, abilitazione e senso condiviso. Il nostro modello prevede due ruoli manageriali distinti e complementari: il team leader, responsabile della guida e del benessere delle persone, e il competence leader, focalizzato sullo sviluppo delle competenze. Questa distinzione non è solo formale, ma riflette un modo diverso di interpretare il management: come servizio, non come esercizio di potere. In questo assetto, i manager diventano facilitatori, punti di riferimento e catalizzatori di fiducia. Non chiediamo loro di sapere tutto, ma di saper ascoltare, creare le condizioni per l’autonomia, sostenere la crescita. È un modello che richiede grande maturità culturale, ma che restituisce in termini di ingaggio, sostenibilità dei percorsi e coerenza interna. In sintesi, per noi Human Centricity significa anche ridisegnare i ruoli per renderli coerenti con le reali esigenze delle persone e dell’organizzazione.

 

Che ruolo gioca l’innovazione tecnologica nel vostro percorso human-centred? 
L’innovazione è una leva imprescindibile, ma va interpretata in modo critico e consapevole. Non si tratta solo di introdurre strumenti digitali, ma di governare il cambiamento in modo che resti fedele alla nostra cultura. Per noi, l’intelligenza artificiale, ad esempio, non è un fine, ma un mezzo per liberare tempo, semplificare e rafforzare ciò che rende unico il contributo umano: l’intuizione, l’empatia, la capacità di relazione. In quest’ottica, abbiamo lanciato un percorso formativo che ha coinvolto oltre 6.700 persone del Gruppo sul tema Human + AI. Il programma è stato progettato non solo per accrescere la consapevolezza tecnica, ma per attivare una riflessione collettiva su come la relazione uomo-macchina possa evolvere in modo virtuoso. Il nostro approccio non è difensivo, ma generativo: vogliamo che le persone siano protagoniste del cambiamento, non spettatrici passive. Innovare in modo human-centred significa anche interrogarsi su ciò che vogliamo proteggere, non solo su cosa possiamo ottimizzare. E questo ci guida in ogni scelta, oggi più che mai.

 

La Redazione di FinancialInnovation.it

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