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Banca d’Italia: cresce il fintech in Italia


L’istituto ha pubblicato i risultati della terza indagine conoscitiva Fintech condotta  nel primo semestre del 2021.

La rilevazione, che ha cadenza biennale, ha coinvolto l’intero sistema bancario, composto da 59 gruppi bancari e 53 banche non appartenenti a gruppi; sono stati inoltre coinvolti 51 intermediari non bancari ,selezionati in base ai volumi di operatività; alcuni, anche se di scala ridotta, sono stati inclusi in funzione dei particolari modelli di business adottati e della loro propensione ad innovare.

Il tasso di partecipazione è stato del 97 per cento; considerando le sole banche, la copertura in termini di attivo è stata pari al 98,7 per cento del totale di sistema.

Il profilo degli investimenti – Le tecnologie fintech si diffondono nell’industria finanziaria italiana: la spesa in tecnologie fintech per il biennio 2021-2022 ammonta a 530 milioni di euro ed è in crescita rispetto al biennio precedente (456 milioni di euro) 3). Rispetto alla precedente rilevazione è aumentato il numero degli intermediari investitori (da 77 a 96 unità) e dei progetti (da 267 a 329), suggerendo un maggior tasso di adozione di tecnologie innovative all’interno del sistema finanziario. A partire dal 2023 e fino alla messa in produzione, i progetti censiti comporteranno ulteriori spese per 281 milioni di euro.

A rallentare o impedire gli investimenti hanno pesato sia fattori di ordine economico quali l’insufficiente domanda attesa per i prodotti e i servizi generati dagli investimenti, il costo finanziario dell’investimento, il reperimento del personale sia fattori di ordine tecnologico, come la scarsa interoperabilità tra vecchi e nuovi sistemi, la complessità nel controllo dei rischi per la sicurezza informatica.

La spesa resta distribuita su un limitato numero di intermediari, in ulteriore concentrazione rispetto alla precedente rilevazione: il peso dei primi 10 investitori è infatti aumentato di circa 5 punti percentuali, all’84,7 per cento. Il contesto risulta tuttavia diversificato e in evoluzione: tra i primi dieci investitori figurano banche di piccole e medie dimensioni e intermediari creditizi non bancari; soltanto tre intermediari sono presenti in questa particolare graduatoria in entrambe le ultime due rilevazioni; si osserva, inoltre, un apprezzabile aumento della scala dell’investimento.

Limitatamente al biennio 2019-2020 la spesa fintech del sistema bancario ha rappresentato il 3,1 per cento della spesa per l’acquisto di software, hardware e impianti tecnologici e per il funzionamento dei sistemi IT; nel precedente biennio era stata pari all’1,5 per cento.

Partecipazioni e collaborazioni – Ad arricchire ulteriormente il quadro va considerato che alcuni intermediari hanno sviluppato un modello di investimento, che, accanto all’investimento produttivo, prevede la partecipazione diretta in imprese fintech: il valore di queste partecipazioni ammonta a 204 milioni di euro ed è riferibile a 28 intermediari.

Quattro quinti dei progetti sono sviluppati con la collaborazione di società e istituzioni terze oppure affidando ad esse l’intero ciclo di realizzazione del progetto. Il ricorso alle collaborazioni risponde principalmente all’esigenza degli intermediari di assicurarsi tecnologie avanzate altrimenti non disponibili al proprio interno e di accelerare i tempi di realizzazione dei progetti, riducendo il time to market. Sono 330 gli accordi di partnership segnalati in questa rilevazione e sono riferibili a 199 imprese, di cui circa i due terzi con sede legale in Italia. I rapporti tra imprese e intermediari sono quasi sempre esclusivi: solo poche imprese hanno instaurato rapporti di collaborazione con più di un intermediario.

Le aree di business – I progetti per innovare l’erogazione del credito e i pagamenti digitali (in particolare, quelli per il mobile banking, il digital lending e i servizi connessi con l’open banking) si distinguono per numerosità dei progetti e risorse assorbite. Sono numerosi anche i progetti per l’innovazione dei processi delle business operations e della governance, per quanto significativamente inferiori sotto il profilo delle risorse investite. Il peso dei progetti per l’innovazione dei servizi di investimento e assicurativi resta contenuto sia in termini di progetti avviati che di spesa.

Le tecnologie – È rimasto elevato il peso degli investimenti in interfacce applicative e infrastrutture tecnologiche (API), che rappresentano il 58 per cento della spesa. Si sono inoltre consolidati i progetti basati sulla biometria, legata prevalentemente alle procedure di onboarding, e sulla Robot Process Automation (RPA), nei progetti riguardanti le business operations e la governance. I progetti fondati sull’intelligenza artificiale (AI), comprendenti il Machine Learning (ML) e il Natural Language Processing (NLP), pur riducendosi di numero, sono cresciuti in termini di spesa, trainati principalmente dalle applicazioni per il digital lending.

I rischi – Secondo gli intermediari i progetti lascerebbero pressoché invariati i rischi strategici, di credito e di mercato; i maggiori effetti sono attesi per i rischi operativi. La crescente automazione dei processi e l’irrobustimento dei controlli sulle frodi e sulle violazioni delle normative dovrebbe migliorare i profili legali e reputazionali. Per contro, forme di investimento basate sulla collaborazione con società terze o sviluppati in outsourcing, potrebbero generare controversie legali non sufficientemente disciplinate dai contratti tra i diversi operatori coinvolti nell’erogazione di un servizio tecnologicamente innovativo.

L’open banking – Poco più di un quarto dei progetti censiti presuppone lo sviluppo di attività che ricadono nel perimetro dell’open banking. Questi progetti, nel biennio 2019-2020 hanno generato flussi di cassa in uscita e in entrata rispettivamente pari a 202 e 97 milioni; a partire dal 2021, a fronte di un profilo degli investimenti relativamente costante, è attesa una sensibile accelerazione dei flussi in entrata.

L’antiriciclaggio – La progressiva digitalizzazione dei servizi bancari e finanziari, ha orientato i processi dell’antiriciclaggio verso tecnologie che permettono l’adeguata verifica a distanza attraverso le identità digitali, i certificati di firma digitale, la biometria. Resta limitata la diffusione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale per la profilatura del rischio della clientela e il monitoraggio delle transazioni sospette.

La customer experience – I destinatari delle innovazioni sono costituiti in oltre la metà dei casi dalle famiglie consumatrici e in un quarto dalle imprese. È atteso un miglioramento della customer experience grazie alla dematerializzazione della documentazione, alla firma digitale, agli strumenti di assistenza automatica; più in generale le interazioni con la clientela dovrebbero beneficiare degli investimenti per migliorare la navigabilità delle app e dei siti internet.

Conclusioni

La diffusione delle tecnologie contribuisce a trasformare la struttura dell’industria finanziaria; assume spessore l’innovazione della filiera del credito e dei pagamenti, grazie ai progetti dedicati al mobile banking, al digital lending e all’erogazione di prodotti derivati dai servizi AIS e PIS; anche i processi riferibili alla governance e alle business operations, laddove standardizzabili, vengono progressivamente digitalizzati e automatizzati.

Per quanto ostacolati da fattori economici e tecnologici, gli investimenti cominciano a delineare con maggiore nitidezza modelli di intermediazione, che, facendo leva sullo sviluppo delle nuove tecnologie, divengono meno dipendenti dal contributo del fattore umano e coinvolgono nuovi attori economici; contestualmente, le nuove tecnologie consentiranno anche alla clientela di stabilire nuove forme di interazione con gli intermediari con potenziali effetti anche sulle modalità di offerta dei servizi presso le reti distributive fisiche.

I nuovi modelli sono in buona parte inquadrabili nel modello competitivo/collaborativo dell’open banking, reso possibile dal dispiegarsi degli effetti della PSD2, sotto il profilo regolamentare, e dagli investimenti in API, sotto quello tecnologico.

Dopo la realizzazione delle interfacce dedicate ai Third Party Provider, emergono nuove strategie per l’erogazione di servizi non solo bancari e finanziari, ma anche commerciali, il cui substrato è costituito da un’articolata rete di partnership nella quale collaborano intermediari, società fintech, società commerciali.

Fonte Banca D’Italia