Human Centricity: il cuore umano della banca del futuro
Intervista a:
Sara Gentili, Responsabile delle Strutture di Selezione, Formazione, Sviluppo & Talent Management, D&I e Change Management - Crédit Agricole Italia
e
Paola Emilia Ronchi, Responsabile delle strutture di Compensation, Pianificazione Costi e Progetti & Applicativi HR - Crédit Agricole Italia
Avete recentemente scritto un articolo per la rivista AIFIn. Avete definito la Human Centricity come “il cuore umano della banca del futuro”. Qual è la vostra visione su questo paradigma?
La Human Centricity per noi non è un concetto astratto né una moda manageriale, ma un vero e proprio paradigma culturale e strategico. In un settore bancario attraversato da trasformazioni senza precedenti – dalla digitalizzazione spinta all’adozione dell’intelligenza artificiale – il rischio è che l’attenzione si concentri solo sull’efficienza operativa e sulla riduzione dei costi, perdendo di vista il valore delle persone. Noi crediamo invece che la tecnologia debba essere al servizio dell’uomo e non viceversa. Ogni decisione, processo e innovazione deve ruotare intorno ai bisogni, ai valori e alle esperienze delle persone: clienti, collaboratori e stakeholder. Per questo motivo, mettere la persona al centro non rappresenta solo una scelta etica, ma una strategia di business sostenibile. Studi recenti dimostrano che le aziende che investono davvero nella centralità umana ottengono migliori performance in termini di fidelizzazione, reputazione del brand e crescita del valore nel lungo periodo. In un contesto segnato da fenomeni come la “great resignation”, il “quiet quitting” e il crescente shortage di talenti, la centralità delle persone si rivela la leva più efficace per costruire una banca capace di restare rilevante, credibile e inclusiva, anche in un futuro iper-digitalizzato.
Nell’articolo sottolineate l’importanza delle competenze come motore della trasformazione. Perché puntare su una skill-based organization è cruciale oggi?
La trasformazione in corso sta cambiando radicalmente i ruoli e le professionalità richieste. Secondo alcuni studi citati nell’articolo, entro il 2030 circa il 39% delle competenze attuali sarà trasformato o reso obsoleto. Questo scenario impone di rivedere i modelli organizzativi tradizionali basati su ruoli rigidi e statici, orientandosi verso organizzazioni fondate sulle competenze, quindi più agili e adattabili. Le competenze oggi più ricercate non sono solo tecnologiche, come AI, big data e cybersecurity, ma anche umane: pensiero analitico, resilienza, creatività, leadership, apprendimento continuo e influenza sociale. In altre parole, servono capacità cognitive e relazionali in grado di dialogare con il progresso tecnologico. Per rispondere a questa sfida abbiamo definito una strategia formativa su tre livelli. Il primo è divulgativo, per fornire a tutta la popolazione aziendale conoscenze di base sull’AI e i suoi ambiti di applicazione. Il secondo è manageriale, pensato per formare i leader a governare il cambiamento e gestire i team nella trasformazione. Infine, il terzo è specialistico, rivolto a profili tecnici che necessitano di competenze avanzate per garantire innovazione continua. Questo approccio non solo riduce il rischio di esclusione di chi ha meno competenze digitali, ma permette di valorizzare ogni collaboratore, rafforzando engagement e motivazione. Puntare sulle competenze, dunque, è il modo più concreto per trasformare la Human Centricity in leva di innovazione sostenibile.
Un esempio concreto di Human Centricity applicata nella vostra organizzazione è rappresentato da “Le Village by Crédit Agricole”. In che modo questo progetto incarna il vostro approccio e quale ruolo ha l’innovazione?
Le Village by Crédit Agricole è per noi la dimostrazione pratica di come Human Centricity e innovazione possano convivere e rafforzarsi a vicenda. Si tratta di un network di ecosistemi di innovazione, oggi presenti in diverse città italiane, che mettono in relazione corporate, startup, università e colleghi interni. Nei Village si sviluppano progetti innovativi, si sostiene la trasformazione delle imprese e si accelera lo sviluppo di giovani realtà imprenditoriali. Ma soprattutto, questi spazi favoriscono la contaminazione tra competenze tecnologiche e capitale umano, creando un ambiente in cui la collaborazione diventa la vera forza generatrice di valore. Per i colleghi rappresentano anche un’opportunità di crescita, grazie a esperienze dirette con startup e imprenditori, momenti di networking e Career Day dedicati all’employer branding. In questo modo, la Human Centricity non resta un principio astratto ma diventa esperienza vissuta, dove le persone possono esprimere creatività, curiosità e spirito collaborativo, elementi che fanno davvero la differenza nell’innovazione. È la prova che al centro delle idee più vincenti ci sono sempre le persone e che la tecnologia, se accompagnata da cultura, fiducia e valori condivisi, può diventare una leva potente per costruire la banca del futuro.
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